Parole di vino non si occupa di politica, non intende iniziare adesso. La mia opinione sul governo attualmente in carica in Italia ve la risparmio. Chi ha la (s)ventura di starmi accanto anche un solo minuto la comprende subito, senza sforzi.

Da appassionato di vino, tuttavia, non posso sorvolare sul tweet che ha postato lo scorso sei novembre il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini:

Concordo sulla soddisfazione che si prova al termine di una giornata impegnativa nel dedicarsi finalmente a se stessi con un piatto di pasta e un calice di vino, magari davanti alla propria squadra del cuore in televisione. Ma disapprovo l’abbinamento che il ministro propone in questo caso! Ravioli (anche se in fotografia sembrano plin) al burro e il pur ottimo Teroldego Castel Firmian Riserva 2012 di Mezzacorona. In termini strettamente accademici, un piatto dove la percezione di tendenza dolce e grassezza è preponderante andrebbe abbinato secondo il principio della contrapposizione: si dovrebbe preferire, quindi, un vino bianco fresco, sapido e magari effervescente, specie se la struttura del piatto non è particolarmente importante.

Il teroldego è un vino molto amato, specie dagli appassionati del nord Italia e ben si abbina a piatti della tradizione di montagna. Fruttato e leggermente speziato, dal tannino a volte vigoroso, si presta sia a interpretazioni semplici che a versioni più complesse: il Castel Firmian Riserva 2012 è senz’altro una di queste.

Salvini, evidentemente orfano del riferimento gastronomico domestico, fa un abbinamento non del tutto errato ma certamente migliorabile: non sarebbe stato più appropriato un calice di vermentino di sardegna, sapido e fresco? O un buon prosecco Conegliano? O un Franciacorta Satén, dall’effervescenza delicata? Ministro, si voglia più bene, studi un abbinamento più opportuno, la prossima volta. O telefoni all’ex ministro alle Politiche Agricole Ambientali e Forestali, Maurizio Martina, sommelier onorario FISAR: vedrà, peggio non potrà fare.