Anche questa settimana Appunti di degustazione raccoglie le notizie più interessanti e divertenti della settimana, per rimanere aggiornati in ambito food & wine. Eccole le nostre AppuntiNews!

Cracco in Galleria

Gli estimatori di Carlo Cracco possono gioire: presto avranno la possibilità di cenare in un nuovo ristorante del famoso chef veneto, in una location assolutamente d’eccezione, la Galleria Vittorio Emanuele a Milano. Sono state rese note le delibere comunali che ufficializzano la cessione in affitto dei locali della Galleria precedentemente occupati da Mercedes: il progetto di Cracco prevede un bistrot al piano terra, aperto 7 giorni su 7; un ristorante gourmet al primo piano, aperto tutti i giorni a pranzo e a cena ed uno spazio al secondo piano dedicato a eventi, mostre e concerti. Siamo curiosi: cos’ha in mente lo chef? Lo scopriremo presto.
Se ne è andato Stanko Radikon, il padre dei vini estremi

Lo diceva spesso: non pretendo che a tutti piacciano i miei vini. Comprensibile. Dopotutto il concetto di orange wines, frutto di lunghe macerazioni, prima non esisteva: ha inventato qualcosa, ha tracciato uno stile, un percorso seguito poi da molti altri, e non solo in territorio friulano. Ha ridisegnato i confini del vino naturale.

Se ne è andato Stanko Radikon, vinto da una malattia più forte della sua pur indomabile tempra. Lascia al figlio Saša e a tutti noi un’eredità fatta di intuizioni personali: basti pensare alla sua Ribolla o al suo Merlot. Vini non semplici, specie la Ribolla; ma ci farà piacere riprovarli ancora e ancora, alzando il calice nel nome di un grande vignaiolo.
Oro & Champagne
L’azienda di champagne biodinamica Leclerc Briant ha in mente di sperimentare un particolare tipo di fermentazione di una parte delle sue basi: declinando un binomio decisamente cinematografico, l’azienda si è fatta costruire una botte in acciaio, il cui strato interno è ricoperto da una sottile patina di oro a 24 carati. In azienda giurano che l’idea è perfettamente in linea con i principi biodinamici: l’enologo Hervé Jestin ha infatti spiegato che “nell’approccio biodinamico, l’oro è associato all’elemento del fuoco, al fuoco delle fermentazioni alcoliche“. In sostanza con questo esperimento “si ricerca una fermentazione a contatto con l’oro, in modo che la massa possa trarre beneficio dal contatto con un metallo tanto brillante, che garantisce impermeabilità ed ermeticità“. Sarà ma… a noi pare l’ennesima mossa di marketing, tesa a produrre champagne da vendere a prezzi da capogiro nei mercati russi ed asiatici. Non pare anche a voi?
A scuola di vino
Poteva essere una buona idea, anzi diciamolo senza paura: lo è. Ma forse non diventerà mai realtà. Stiamo parlando della proposta di legge presentata dal deputato di Si-Sel Gianni Melilla e da Dario Stefàno, senatore del Movimento ‘La Puglia in più-Sel’ nella quale si proponeva di istituire una nuova materia per insegnare agli studenti il vino, interpretato come componente importante della civiltà mediterranea, strumento attraverso il quale si sono realizzate culture e costruiti rapporti tra i popoli. Capitoli della materia sarebbero genesi, mitologia, storia del vino nella cultura euro-mediterranea, effetti del vino sulla salute insieme – naturalmente – alla geografia italiana dei vitigni autoctoni e alloctoni. Dopotutto: se non insegni vino ai ragazzi in Italia, dove mai potrai farlo?

Tredici nuovi MW, nessun italiano (per ora)
L’Institute of Masters of Wine ha comunicato ufficialmente la nomina di tredici nuovi Master of Wine: sono stati ammessi Richard Ballantyne, Matthew Forster, Jeremy Lithgow dal Regno Unito; Ana-Emilia Sapungiu dalla Romania; Sonal Holland, prima Master of Wine dell’India; gli irlandesi Barbara Boyle e Mick O’Connell; Iain Munson (Francia); dagli USA Matt Deller e Mary Margaret McCamic, Bree Boskov dall’Australia, Mark Pygott da Taiwan e Fongyee Walker, prima Master of Wine cinese.
Attualmente i MW in tutto il mondo sono 354, in 28 Paesi. L’unico italiano a figurare è Pierpaolo Petrassi, che però è nato a Londra, vive a Windsor ed ha formazione anglosassone. Come è possibile che nessun altro italiano non sia ancora MW? Eppure a ben guardare siamo pieni zeppi di conoscitori profondi del vino. O no?!
Asti secco? Sì. Piemonte Nebbiolo? No
Lunedì scorso il Comitato vitivinicolo regionale piemontese si è riunito a Torino ed ha deliberato su due questioni che hanno tenuto banco nell’ultimo periodo nell’eno-mondo. A cominciare dalla crisi irreversibile dell’Asti Spumante Docg a cui si cerca di rimediare introducendo una nuova tipologia, approvata dal Comitato regionale ed ora al vaglio del Comitato vitivinicolo nazionale: un “Asti” con un minore residuo zuccherino e che riporterà in etichetta la dicitura “Secco” con gli stessi caratteri tipografici e la stessa dimensione per le due parole. È evidente che vi sia un’assonanza con lo spumante italiano più conosciuto al mondo, ma è questo il modo giusto per rilanciare le sorti dell’Asti? Da più parti sollevano dubbi, anche perché mettersi in competizione con il Prosecco disponendo di uve moscato ci vuole un bel coraggio.
Il Comitato regionale ha respinto al momento, invece, la proposta di istituzione della DOC Piemonte con la dicitura Nebbiolo in etichetta. La richiesta di modifica avanzata dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato era tesa a tutelare tutti quei produttori appartenenti al consorzio che pur lontani dalle zone ove è possibile etichettare con la dicitura “Nebbiolo” (Barolo, Barbaresco, Roero, Fara, Lessona, Boca, Gattinara e Ghemme) ne producono in quantità.  L’assessore regionale all’Agricoltura, Giorgio Ferrero, ha dichiarato che “è emersa la volontà comune di approfondire soluzioni alternative che riconoscano le specifiche identità territoriali. Il lavoro cominciato, anche grazie alla struttura regionale, darà di sicuro ottimi risultati”. La proposta quindi, verrà riformulata e ripresentata. 


Alcol in gravidanza: la metà delle italiane continua a bere
Le donne italiane in gravidanza continuano a consumare alcolici, in una percentuale che varia tra il 50 ed il 60%. Il dato è stato fornito dall’Istituto superiore di Sanità, in occasione della Giornata mondiale di sensibilizzazione sulla sindrome feto-alcolica.
Confrontando il dato con quello di altri paesi europei, scopriamo che le italiane non sono certo le più virtuose (basti pensare alle svedesi con una percentuale del 6%) ma nemmeno le più incoscienti (il dato delle irlandesi è dell’ 82%). Italiane, informatevi e regolatevi: l’alcol fa male al feto. Quando siete in dolce attesa… fate bere gli uomini!