Il lambrusco è un prodotto spesso sottovalutato, nel mondo del vino, vittima di vinificazioni massive e protagonista involontario di campagne di informazione che lo disegnavano come un “vinello” poco impegnativo adatto perlopiù ad aperitivi con salumi. Fu ritenuto così “facile” che fu commercializzato all’estero persino in lattina, tanto da fargli guadagnare il soprannome “The Italian Coca Cola“.


Espressione fedele di un territorio, il lambrusco è tuttora uno dei vini più esportati ed apprezzati all’estero e nel nostro strano Paese solo occasionalmente si cerca di restituirgli l’immagine che merita, lontana dagli stereotipi tanto cari oltre confine.

Tre sere fa ho provato una delle espressioni più interessanti del lambrusco di qualità, quella dell’Incantabiss 2012 di Fondo Bozzole di Poggio Rusco: ottenuto da uve Ruberti, è un Lambrusco Mantovano ed è dedicato ad Arnoldo Mondadori, nativo di Poggio Rusco e soprannominato Incantabiss, incantatore di serpenti, per la forza di persuasione e l’abilità dialettica che lo caratterizzava.
Franco e Mario Accorsi conducono dal 2007 Fondo Bozzole seguendo un principio apparentemente banale dal quale – tuttavia – l’uomo tende sempre più a discostarsi: dalla natura si ottiene tutto ciò di cui abbiamo bisogno. E’ la sintesi letterale di ciò che avviene in vigna e in cantina: l’agricoltura è certificata Bio, con concimazioni organiche e diserbi meccanici.
Incantabiss è ottenuto da uve coltivate a guyot, sistema che penalizza la resa potenziale del Lambrusco Ruberti ma di contro eleva la qualità del frutto: il risultato è evidente negli aromi nitidi di ciliegia e lampone, nella speziatura accattivante; la lieve effervescenza è integrata in un sorso completo, dinamico, per nulla etereo, tutt’altro, persistente e piacevole.
Non ci si stanca nemmeno al terzo calice poiché è sostenuto da acidità pregiata ben legata alla struttura. Incanta davvero questo vino, quando dal calice ci dice che per bere bene non bisogna necessariamente andare in Piemonte o in Toscana.