Focara

Ho una devozione quasi liturgica per il pinot nero: è di gran lunga il vino che porterei con me sulla luna, se dovessero esiliarmi per idee politiche non conformi al regime.
La patria elettiva del pinot è la Borgogna e non sono ben disposto ad accettare a scatola chiusa declinazioni diverse, fatta eccezione per alcune zone, prima tra tutte l’Alto Adige.
Il pinot nero è una bella donna capricciosa: non si adatta a tutti i terreni ed è molto sensibile al terroir: questo rappresenta spesso una sfida per l’enologo che ne cura la vinificazione.
Fattoria Mancini è un’azienda fondata nel 1861. Le vigne sono in prossimità della Costa alta di Focara, un promontorio che si affaccia a strapiombo sul Mare Adriatico a pochi chilometri da Pesaro.
È una zona dove il microclima ed il suolo di arenaria calcarea consentono di ottenere vini longevi, di struttura importante, con profondità, freschezza ed eleganza.
Dal 1810 l’amministrazione napoleonica individuò in questa zona un luogo ideale per la coltivazione del Pinot Nero e lo introdusse in diverse tenute. Circa cinquanta anni dopo i Mancini acquistarono una di queste proprietà e dall’epoca hanno conservato e riprodotto lo stesso Pinot Nero introdotto durante la dominazione francese. Nel 1998 Fattoria Mancini ha avviato un percorso volto alla ricerca per isolare e moltiplicare i migliori cloni di Pinot Nero creati da due secoli di adattamento all’ambiente locale, ottenendo così una selezione di pregiati cloni di famiglia che sono oggi considerati unici ed autoctoni.
Fattoria Mancini promuove inoltre una viticoltura ecosostenibile: tutti i nuovi vigneti sono stati progettati per una gestione totalmente meccanica del suolo e le concimazioni vengono effettuate con stallatico locale.
Ho provato il Pinot noir Focara 2011 della Fattoria Mancini, più scettico che curioso: mi aspettavo un vino anonimo, un pinot che scimmiottasse i più blasonati borgognoni. Nulla di tutto questo. Come spesso accade, ho avuto una bella sorpresa, una interpretazione personale e inedita di uno dei miei vitigni preferiti.
Si presenta con un vestito rosso rubino e di buona consistenza, luminoso ed invitante. Il naso, pulito, è proprio di pinot: bacche rosse fresche, leggera speziatura, minerale, ma anche – e qui sta la parte inedita – gessoso, sbuffi marini, mediterranei; il tannino integrato si alterna con una freschezza composta, senza scossoni, ritmata da ritorni di frutta perfettamente corrispondenti a quanto percepito al naso. L’alcol danza con la sapidità, ed è un ballo lunghissimo. Appagante.
Ve lo consiglio.
Da parte mia, cercherò di procurarmene ancora un paio di bottiglie, prima che lo facciate voi.